Il Regolamento sull’IA sta già cambiando: 5 aggiornamenti importanti

Digital Omnibus on AI Regulation Proposal

Napoli, Italia, Europa, Web, 19 novembre 2025

Strumenti utilizzati:
conoscenze e competenze di Pasquale Popolizio, NotebookLM, ChatGPT, Recall

 

La Commissione Europea propone il Digital Omnibus on AI Regulation Proposal, misure di semplificazione mirate per garantire un’attuazione tempestiva, fluida e proporzionata di alcune disposizioni dell’AI Act. 

Il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale dell’UE – Regolamento UE 2024/1689, entrato in vigore il 1° agosto 2024, è stato progettato per plasmare un mercato unico per un’intelligenza artificiale affidabile e incentrata sull’uomo. Il suo obiettivo è promuovere l’innovazione garantendo al contempo un elevato livello di protezione per la salute, la sicurezza e i diritti fondamentali.

Tuttavia, prima ancora che tutte le sue complesse norme siano pienamente operative, la Commissione Europea ha già messo sul tavolo una proposta di modifica significativa, indicata come “Digital Omnibus on AI Regulation Proposal“. Questa mossa non è un semplice aggiustamento tecnico; segnala una cruciale evoluzione nella filosofia normativa di Bruxelles: un passaggio da un corpus di regole statico e calato dall’alto a un modello di governance più dinamico e reattivo, capace di adattarsi alle sfide pratiche dell’implementazione.

Di seguito i cinque aggiornamenti più impattanti e, per certi versi, sorprendenti contenuti nella nuova proposta. Dalle scadenze flessibili all’accentramento dei poteri a Bruxelles, questi cambiamenti rivelano un approccio pragmatico e strategico che avrà implicazioni dirette per imprese e sviluppatori in tutta l’Unione.

 

1. Le scadenze per l’IA ad alto rischio non sono più scolpite nella pietra

Una delle modifiche più sostanziali riguarda la tempistica di applicazione delle esigenti norme sui sistemi di IA ad alto rischio (Capitolo III). Le date originali, fissate per agosto 2026 e agosto 2027, rappresentavano una scadenza rigida e fonte di preoccupazione per molte aziende.

La nuova proposta (articolo 1(31)) introduce un meccanismo flessibile: le regole entreranno in vigore solo dopo che la Commissione avrà confermato, con una decisione formale, la disponibilità di misure di supporto essenziali come standard armonizzati, specifiche comuni e linee guida. A seguito di tale decisione, le aziende beneficeranno di un periodo di transizione di 6 o 12 mesi. Per garantire comunque certezza giuridica, sono state fissate delle date limite definitive: le norme si applicheranno al più tardi il 2 dicembre 2027 e il 2 agosto 2028.

Questa mossa segnala il riconoscimento da parte della Commissione che la sua tempistica iniziale era disallineata con la complessa realtà della standardizzazione tecnica. È un’ammissione pragmatica che gli organismi di normazione europei, come il CEN-CENELEC, faticano a tenere il passo con l’ambizione legislativa, e una risposta diretta al feedback degli stakeholder industriali che chiedevano maggiore realismo.

 

2. Da obbligo a incoraggiamento: cambia il requisito sull’alfabetizzazione IA

Il testo originale del Regolamento sull’IA (articolo 4) imponeva a tutti i fornitori e utilizzatori di sistemi di IA un obbligo diretto di garantire che il proprio personale possedesse un livello sufficiente di “alfabetizzazione in materia di IA”.

La proposta modifica radicalmente questo approccio. In base all’articolo 1(4), l’obbligo per le aziende viene rimosso e trasformato in un requisito per la Commissione e gli Stati Membri di promuovere e incoraggiare la competenza in materia di IA. La logica, come spiegato nel documento, è che un obbligo “taglia unica” è risultato inefficace e ha creato un onere di conformità sproporzionato, specialmente per le piccole imprese.

Questo emendamento solleva migliaia di aziende, in particolare le PMI, dall’oneroso e ambiguo compito di documentare e dimostrare la conformità a un requisito formativo vagamente definito. Lo spostamento da un obbligo aziendale verificabile a un obiettivo strategico nazionale rende il beneficio pratico per le imprese cristallino.

Per quanto mi riguarda, però, mi sembra un passo indietro.

 

3. Meno burocrazia non solo per le PMI, ma anche per le “Small Mid-Cap”

Il Regolamento sull’IA includeva già misure di semplificazione per le Piccole e Medie Imprese (PMI). La nuova proposta estende questi benefici a una nuova categoria di imprese: le “small mid-caps” (SMC), aziende che, pur essendo cresciute oltre la definizione di PMI, affrontano ancora oneri amministrativi significativi.

Basandosi su diversi articoli della proposta (tra cui 1(1), 1(8), 1(9) e 1(29)), i vantaggi estesi a PMI e SMC includono:

  • Requisiti semplificati per la redazione della documentazione tecnica.
  • Una considerazione speciale nell’applicazione di sanzioni pecuniarie.
  • Conformità semplificata per l’implementazione dei sistemi di gestione della qualità.
  • La rimozione di un significativo onere amministrativo: l’obbligo di registrare nel database UE i sistemi di IA che, pur operando in un’area ad alto rischio, sono stati valutati dal fornitore come non ad alto rischio secondo l’esenzione dell’articolo 6(3).

Questa modifica riconosce che anche le aziende in crescita necessitano di supporto per navigare la complessità normativa, sostenendo la loro capacità di innovare e scalare senza essere soffocate dalla burocrazia.

4. Usare dati sensibili per combattere i pregiudizi? Ora si può (con le giuste tutele)

Una delle novità più audaci è l’introduzione di un nuovo articolo 4a (proposto dall’articolo 1(5)), che crea una base giuridica esplicita per il trattamento di “categorie particolari di dati personali” (come dati sull’origine razziale o etnica) per uno scopo molto specifico: individuare e correggere i bias nei sistemi di IA.

Questa mossa è un sofisticato tentativo di risolvere una tensione fondamentale tra due principi cardine dell’UE: la rigorosa protezione dei dati sancita dal GDPR e l’impegno fondamentale alla non discriminazione. La proposta affronta questo delicato atto di equilibrio creando una base giuridica ristretta e soggetta a garanzie estremamente rigorose: il trattamento è consentito solo se necessario, con misure di sicurezza all’avanguardia come la pseudonimizzazione, e i dati devono essere cancellati una volta corretto il bias. Questo approccio riconosce una difficile realtà tecnica: per costruire un’IA veramente equa, potrebbe essere necessario testarla utilizzando con cautela proprio quelle categorie di dati che le leggi antidiscriminazione mirano a proteggere.

 

5. Più poteri all’AI Office: la supervisione si accentra a Bruxelles

La proposta centralizza la supervisione di alcuni dei sistemi di IA più importanti, affidandola direttamente all’AI Office della Commissione. Secondo l’articolo 1(25), l’AI Office avrà la competenza esclusiva per la vigilanza su:

  • Sistemi di IA basati su un modello di IA per scopi generali (GPAI), quando modello e sistema sono forniti dallo stesso provider.
  • Sistemi di IA integrati in piattaforme online di dimensioni molto grandi (VLOP) o motori di ricerca online di dimensioni molto grandi (VLOSE).

 

Questo accentramento non è un evento isolato, ma riflette un modello strategico nella governance digitale di Bruxelles, già visto con il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA). È fondamentale notare, tuttavia, che questa competenza esclusiva ha confini precisi: non si estende ai sistemi di IA ad alto rischio relativi a prodotti già coperti da altre normative UE sulla sicurezza (es. dispositivi medici, macchinari).

L’importanza di questo cambiamento è sottolineata dalle risorse stanziate: si stima che queste nuove attività richiederanno 53 membri del personale a tempo pieno (FTE). La nota finanziaria del documento giustifica questa centralizzazione come una soluzione per “affrontare le sfide incontrate dagli Stati membri nel reperire risorse specializzate”. Questa decisione strategica mira a garantire un’applicazione coerente delle regole, prevenire un panorama normativo frammentato e concentrare competenze altamente specializzate in un’unica autorità.

 

Conclusione

Questi emendamenti, proposti a così breve distanza dall’entrata in vigore del Regolamento, sono più di semplici correzioni tecniche: rappresentano un cambio di strategia. 

È un segnale che il percorso verso un’IA affidabile in Europa sarà un processo di continuo adattamento.

La domanda che resta aperta è: questi aggiustamenti basteranno a rendere l’IA Act un vero motore di innovazione o sono solo l’inizio di un lungo processo di adattamento normativo?

 

L’immagine è stata realizzata da ChatGPT con il prompt: Crea un’immagine riguardo il Digital Omnibus on AI Regulation Proposal senza testo.