The state of AI in 2025 di McKinsey: le 5 sorprese sullo stato reale dell’IA che ogni azienda deve conoscere

impatto ia aziende

Oltre l’hype: le 5 sorprese sullo stato reale dell’IA che ogni azienda deve conoscere

 

Napoli, Italia, Europa, Web, 16 novembre 2025

Strumenti utilizzati: conoscenze e competenze di Pasquale Popolizio, NotebookLM, ChatGPT, Recall

 

Puntuale come sempre negli ultimi anni, McKinsey ha pubblicato il suo report The state of AI in 2025: Agents, innovation, and transformation. 

Nonostante quasi nove organizzazioni su dieci utilizzino l’IA, quasi due terzi degli intervistati affermano che le loro aziende non hanno ancora iniziato a scalare l’IA a livello d’impresa, rimanendo bloccate in una fase di perenne sperimentazione.

Di seguito le sorprese in dettaglio ed anche delle conclusioni alle quali addiviene il report.

La domanda finale che si dovrebbe porre ogni organizzazione è: stiamo semplicemente “usando” l’IA, o la stiamo sfruttando per trasformare davvero il nostro modo di lavorare?

 

 

Le 5 sorprese che si evidenziano dal report McKinsey sull’IA

La sorpresa n.1: l’adozione è vastissima, ma l’impatto reale è ancora un miraggio

L’adozione dell’intelligenza artificiale ha raggiunto livelli impressionanti: l’88% delle organizzazioni dichiara di utilizzarla in almeno una funzione aziendale, un aumento significativo rispetto al 78% dell’anno precedente. Questo dato, però, maschera una realtà più complessa: quasi due terzi degli intervistati ammettono che le loro organizzazioni non hanno ancora iniziato a scalare l’IA a livello d’impresa, con la maggioranza ancora ferma alle fasi di sperimentazione o di progetto pilota.

Secondo l’analisi di McKinsey, questo ritardo nello scaling si spiega con il fatto che la maggior parte delle aziende “non ha ancora reso i casi d’uso dei veri e propri prodotti, ridisegnato i flussi di lavoro attorno all’IA… o costruito le piattaforme e le barriere di sicurezza necessarie”. L’implicazione strategica è netta: il divario tra l’avere accesso a strumenti di IA e l’integrarli con successo nel tessuto aziendale per generare valore è immenso. È proprio in questo divario che si costruisce il vantaggio competitivo, non nell’adozione della tecnologia in sé, ma nella capacità di creare un modello operativo unico attorno ad essa.

La sorpresa n.2: gli “Agenti AI” sono sulla bocca di tutti, ma quasi nessuno li usa in modo strategico

Gli agenti AI — sistemi in grado di pianificare ed eseguire autonomamente flussi di lavoro complessi — stanno generando un enorme interesse: il 62% degli intervistati dichiara che la propria organizzazione sta almeno sperimentando con essi. Tuttavia, la realtà della loro implementazione è molto diversa. In nessuna singola funzione aziendale la percentuale di intervistati che dichiara di scalare gli agenti AI supera il 10%.

“Gli agenti AI sono stati oggetto di un intenso brusio ed entusiasmo. … Questo divario evidenzia il contrasto tra il grande potenziale che si manifesta in un ‘ciclo di hype’ e la realtà attuale sul campo: per quelle aziende che secondo gli intervistati hanno iniziato a utilizzare gli agenti in una particolare funzione aziendale, la maggior parte di esse si trova ancora nelle fasi esplorative.”

Per un leader, questo scollamento tra hype e realtà non rappresenta un fallimento, ma una chiara opportunità strategica. La sfida di passare dalla sperimentazione tecnologica all’implementazione strategica è una barriera significativa che la maggior parte delle aziende non ha ancora superato. Le organizzazioni che riusciranno a colmare questo divario per prime otterranno un vantaggio competitivo difficilmente imitabile.

La sorpresa n.3: i veri leader non usano l’IA solo per tagliare i costi

L’obiettivo più comune per l’implementazione dell’IA è l’efficienza: l’80% degli intervistati afferma che le proprie aziende si pongono questo obiettivo. Tuttavia, le aziende che ottengono i maggiori benefici, definite “AI high performers” (quelle che attribuiscono oltre il 5% del loro EBIT all’IA), adottano una strategia più ambiziosa. Sono molto più propense a fissare anche obiettivi di crescita e/o innovazione, non limitandosi alla sola efficienza. I dati dimostrano che questa non è solo una scelta filosofica: le aziende che usano l’IA per la crescita riportano una gamma più ampia di benefici qualitativi, come una migliore soddisfazione del cliente, differenziazione competitiva, redditività, crescita dei ricavi e aumento della quota di mercato.

L’importanza di questa scelta strategica è sottolineata da Tara Balakrishnan di McKinsey:

“Ciò che spicca di più riguardo ai ‘high performers’ è il loro livello di ambizione. Le loro agende per l’IA vanno oltre la ricerca di guadagni incrementali di efficienza: i ‘high performers’ si propongono di reimmaginare fondamentalmente le loro attività. Questo livello di ambizione diventa un differenziatore chiave e un catalizzatore per il cambiamento nell’organizzazione.”

La lezione strategica è inequivocabile: inquadrare l’IA unicamente come uno strumento di riduzione dei costi ne limita drasticamente il potenziale di cattura del valore. Posizionarla come un catalizzatore per la crescita e l’innovazione, invece, allinea l’intera organizzazione verso la creazione di nuovi flussi di valore, non solo l’ottimizzazione di quelli esistenti.

La sorpresa n.4: il vero lavoro non è installare l’IA, ma ridisegnare i processi

Uno dei dati più rivelatori è che gli “AI high performers” hanno una probabilità quasi tre volte superiore (2,8x) rispetto alle altre aziende di ridisegnare fondamentalmente i propri flussi di lavoro durante l’implementazione dell’IA. Questa riprogettazione intenzionale è uno dei fattori che contribuisce più fortemente al raggiungimento di un impatto aziendale significativo.

Questo non significa automazione totale. Si tratta piuttosto di creare una “intelligenza ibrida”, come la definisce Bryce Hall di McKinsey, in cui si consente “ai dipendenti con esperienza di dominio del mondo reale di interagire con le soluzioni di IA nei punti giusti”. Il successo non consiste nell’introdurre un nuovo strumento, ma nell’intraprendere il lavoro più arduo di reimmaginare come le attività vengono svolte.

È qui che le aziende costruiscono il loro “fossato competitivo”. Qualsiasi concorrente può acquistare la stessa tecnologia IA. Ciò che non può essere facilmente copiato sono i flussi di lavoro proprietari, riprogettati su misura, che combinano in modo unico l’esperienza umana e le capacità dell’IA. Questo è il vero motore di un vantaggio sostenibile.

La sorpresa n.5: i più performanti non hanno meno problemi con l’IA, ne hanno di più

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli “AI high performers” hanno maggiori probabilità di segnalare conseguenze negative derivanti dall’uso dell’IA, in particolare per quanto riguarda la violazione della proprietà intellettuale e la conformità normativa. Il report spiega questo paradosso attraverso le parole di Alexander Sukharevsky: i “high performers” sono più ambiziosi, utilizzano l’IA in contesti mission-critical che richiedono un monitoraggio più attento e, di conseguenza, sono più consapevoli dei rischi.

L’implicazione per i leader è profonda. La comparsa di problemi legati all’IA non dovrebbe essere vista come un segnale di fallimento, ma piuttosto come un meccanismo di feedback critico per una strategia ambiziosa e all’avanguardia. Incontrare e mitigare un maggior numero di rischi non è un sottoprodotto dell’insuccesso, ma un indicatore chiave di un’organizzazione che sta veramente spingendo i confini di ciò che è possibile, trasformando il rischio in un vantaggio informativo.

Conclusione: dall’esperimento alla trasformazione

Il percorso dalla semplice adozione dell’IA alla creazione di valore reale è strategico. Richiede ambizione, una profonda riprogettazione dei processi e una focalizzazione sull’innovazione che va ben oltre la semplice tecnologia. La piena promessa dell’IA è ancora davanti a noi, e l’esperienza delle organizzazioni più performanti traccia un percorso chiaro da seguire.

La domanda finale per ogni leader è quindi inevitabile: la vostra organizzazione sta semplicemente “usando” l’IA, o la sta sfruttando per trasformare davvero il vostro modo di lavorare?

 

L’immagine è stata realizzata da ChatGPT con il prompt: Crea un’immagine sul concetto “impatto dell’IA sulle aziende”, senza testo.